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venerdì 6 febbraio 2015

Nuove ricerche nella villa di Teodorico a Galeata

Giovedì 26 febbraio2015, alle ore 16, presso la Sala S. Francesco (Via Marcolini 5, Forlì)  Sandro De Maria, professore di Archeologia Classica nell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, illustrerà le Nuove ricerche nella Villa di Teoderico a Galeata.

Qui, dopo gli scavi effettuati nel 1942 dall'Istituto Archeologico Germanico, le ricerche sono state riprese nel 1998 sotto la direzione del prof. De Maria, portando a scoperte straordinarie, quali la parte termale e il settore residenziale della villa, costituita da ampie sale pavimentate con splendidi mosaici. La qualità e la ricchezza del complesso, di cui sono state esplorate anche la fasi più antiche di età romana repubblicana e imperiale, fanno della villa uno dei siti archeologici più importanti della regione


La Conferenza di Sandro De Maria, in sintesi.
Di una villa del re goto Teoderico nei pressi dell’attuale Galeata parla una fonte medievale, la Vita di Sant’Ellero, senza offrire però indicazioni precise sulla sua posizione e sul suo aspetto. Nel 1942, in un’area lontana circa due chilometri dal paese e che recava segni di ricoprire strutture sepolte, avviò uno breve scavo un’équipe dell’Istituto Archeologico Germanico (Sezione di Roma), nell’intento di individuare le tracce di un’architettura d’impronta germanica, alla quale sarebbe stato fedele Teoderico anche nel suo periodo di regno in Italia. Furono scoperte in quella occasione tracce di un edificio, di non particolare rilevanza architettonica, interpretato appunto come il palazzo di caccia del re, tracce sulle quali poi gli studiosi hanno elaborato ricostruzioni e teorie spesso non rispondenti alla realtà dei dati archeologici. Dopo di allora gli scavi non ebbero più luogo in modo sistematico, ripresi soltanto nel 1998 dall’Università di Bologna, con la direzione del titolare della cattedra di Archeologia Classica, prof. Sandro De Maria. Già con le ricerche preliminari dei primi anni si era potuto chiarire che l’estensione del complesso era assai maggiore di quanto non si fosse pensato e che le strutture sepolte comprendono anche i resti di un grande edificio (o forse più edifici) di età romana (già presenti fra II e I secolo a.C.), su cui poi fu impiantata l’imponente residenza tardoantica, databile fra V e VI secolo d.C. Interamente nuova fu la scoperta della parte termale di questa villa “a padiglioni”, costituita dalla consueta sequenza di vani riscaldati o freddi, spogliatoio, latrina, vasta corte con una vasca all’aperto. Si è anche potuto appurare che la fase più antica, d’età romana repubblicana e imperiale, comprende strutture produttive di grande interesse, come torchi per la spremitura dell’olio, fornaci per la cottura di ceramiche e laterizi, vasti magazzini e granai. Importanti materiali architettonici di VIII-IX secolo d.C. attestano la presenza di un più tardo edificio religioso altrimenti non documentato.
La villa di V-VI secolo d.C., che per cronologia e per ricchezza di soluzioni deve essere effettivamente appartenuta a Teoderico, era articolata in più settori o padiglioni, collegati fra loro tramite lunghi corridoi ed ampie aree scoperte. Nel corso delle ultime campagne di scavo ha avuto luogo una scoperta in certo senso eccezionale: una parte del settore residenziale della villa, fino allora sconosciuto, giace al di sotto del percorso di una strada moderna ed è costituita da sale pavimentate con splendidi mosaici, in particolare quello di un vasto ambiente ottagonale di cui si è potuto mettere in luce soltanto una metà circa. Questa sala sembra concludere la sequenza dei vani “nobili” del complesso teodericiano, ricchi appunto di pavimenti a mosaico di altissima qualità, paragonabili a quelli contemporanei noti a Ravenna e certamente legati a una committenza regale. Molti sono anche i resti di incrostazioni di marmi colorati e di mosaici parietali a fondo d’oro che ricoprivano le pareti delle stanze.
Il complesso di Galeata, grazie a questi rinvenimenti e ai programmi di completamento futuri, si qualifica senza alcun dubbio come uno dei più importanti siti archeologici della regione, che dovrà essere adeguatamente valorizzato.

giovedì 15 gennaio 2015

Carlo Zauli. Zolle


Il Museo Civico Medievale di Bologna ospita, dal 18 gennaio al 16 aprile 2015,  la mostra "Carlo Zauli. Zolle".

Un suggestivo progetto espositivo dedicato all’artista e scultore Carlo Zauli, ulteriore e significativo riconoscimento dello stretto rapporto che lega, da più di quarant’anni, Zauli alla città di Bologna. Non è infatti un caso che già alla fine degli anni ’60 l'artista realizzi per l’Università di Bologna opere monumentali come “Stele” e “Grande Rilievo”, tutt'oggi esposte nella Facoltà di Lettere e Filosofia.
In questo inedito progetto, le collezioni del Museo Civico Medievale, capolavori archetipici della nostra tradizione artistica e culturale, entrano in dialogo con un “corpus” di opere di Zauli che costituiscono un nucleo sintetico, ma esaustivo, di una delle tematiche fondanti della ricerca artistica dello scultore romagnolo: la Terra.

In poco più di un decennio, fra il 1972 ed il 1984, l’artista indaga, attraverso un linguaggio espressivo e una cifra stilistica a lui propria, il rapporto tra l’individuo e la Terra, nella sua forma più naturale: l’elemento primigenio e costituente della "zolla d’argilla”. Nel 1972, parallelamente alle sperimentazioni inglesi della Land Art, Carlo Zauli idea lavori come “Inquinamento nero”, “Zolla”, “Arata”, attraverso cui dibatte il difficile rapporto tra Uomo e Natura facendo emergere la forza generatrice della terra e la necessità da parte dell’uomo di ritrovare con essa un rapporto fondato su valori primigeni ed archetipi. Per esprimere questa tensione, violenta e quasi erotica, l'artista utilizza la materia, "la terra" della propria quotidianità, con cui “combatte” e vive ogni giorno, l’argilla.

A questo proposito nel 1975 Claudio Spadoni scrive: «Con il mutare della società, nel corso degli anni ’80, Carlo Zauli esprime l’incrudirsi del rapporto tra Uomo e Natura, denunciandone il distacco attraverso nuove opere come le “Genesi” e una nuova tipologia di “Zolla”, in cui l’evidente rapporto con il suolo è espresso attraverso forme geometriche primigenie, monolitiche, dalle linee nette e taglienti che nulla concedono alla sensualità generatrice e magmatica riscontrabile nei lavori degli anni ’70 e che paiono rappresentare vere e proprie porzioni di suolo».


Museo Civico Medievale
via Don Minzoni 14 - Bologna
tel. 051 2193930 - 051 2193916
Dal 18 Gennaio al 6 Aprile 2015
dal martedì al venerdì: 9-15
sabato, domenica e festivi: 10-18.30